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Il fattorino della spesa online
18.11.2025 |
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"Ogni tanto diceva qualcosa in arabo; in altri momenti semplicemente mi ordinava di succhiare e di non fermarmi..."
Fin dalla mia infanzia, mi è sempre piaciuto andare a fare la spesa al supermercato: girare tra gli scaffali col carrello, scovare nuovi prodotti in commercio, confrontare i prezzi delle varie marche… Da qualche anno, però, ho preso l’abitudine di effettuare anche acquisti on line: mi siedo comodamente in poltrona, apro l’app del supermercato sullo smartphone, seleziono gli articoli che mi interessano, poi l’orario di consegna… et voilà, il gioco è fatto.
Non capita spesso, in media una volta ogni tre mesi: me ne avvalgo ad esempio quando in ufficio sono parecchio oberato di lavoro e quindi trovo comodo farmi recapitare la spesa a casa; oppure se ho bisogno di acquistare parecchi articoli pesanti (acque, vini, detersivi), considerato anche che abito al quarto piano senza ascensore!
Lo scorso settembre mi capitò un episodio molto eccitante, che ora andrò a raccontarvi.
Rientrato dalle vacanze estive, decisi di effettuare una grossa spesa on-line, prenotando la consegna per la fascia serale, compresa tra le ore 21 e le 23.
Di solito i fattorini di questa nota catena di supermercati sono puntuali, rispettando l’orario prestabilito.
Quella sera, invece, alle 23 non si era fatto vivo ancora nessuno. “Strano”, pensai “ci sarà stato un qualche contrattempo. Speriamo che non ci siano problemi, anche perché ho il frigorifero mezzo vuoto… e per di più ho sonno e vorrei andare a dormire”.
Alle 23,20 finalmente suonò il citofono. Alzai la cornetta: “Chi è?” chiesi.
Una voce, bassa e maschile, mi rispose: “Spesa [nome del Supermercato]”. Dal monitor del videocitofono vidi che il fattorino era un uomo di mezza età, con barba e baffi, dall’aspetto piacente.
Nella mia testa già iniziarono a frullare strane fantasie…
Gli aprii il portoncino e udii trambusto sulle scale: il corriere stava percorrendo le rampe dei 4 piani, portando il suo pesante fardello.
Rimasi sulla soglia della porta ad aspettarlo e dopo poco vidi arrivare questo bell’uomo che mi resi subito conto essere un arabo o nordafricano, sui 45 anni, dalla pelle olivastra, bassino e tarchiato. Un maschio sensuale nella sua normalità di lavoratore.
Mentre mi consegnava agilmente i vari sacchi e sacchetti, osservai con un certo interesse il suo corpo in forma: i pantaloni della tuta leggeri ma ben riempiti facevano presupporre due gambe belle possenti ed un bel culo sodo; anche la maglietta, benché larga, lasciava intravedere braccia muscolose ed un bel petto, ma anche un po’ di pancetta. Il viso poi era molto maschile: occhi scuri, capelli brizzolati cortissimi ed un po’ radi, barba e baffi corti e curati, anch’essi sale e pepe.
Terminata la consegna gli dissi, per essere gentile (cosa che del resto faccio sempre quando mi consegnano la spesa on-line al piano): “sono spiacente per il quarto piano senza ascensore, immagino la fatica. Posso offrire qualcosa da bere in cambio? Dell’acqua? Un caffè?”.
Solitamente i fattorini sono di fretta e rifiutano la mia proposta.
Questo, invece, inaspettatamente mi rispose sorridendomi - mostrando bei denti bianchi - in un buon italiano: “volentieri! Questa è l’ultima consegna della giornata, per oggi ho finito di lavorare, quindi accetto un bicchiere d’acqua”.
Lo feci accomodare su una poltroncina in ingresso e gli chiesi di pazientare un minuto, il tempo di mettere nel freezer i surgelati.
Durante quell’operazione gli domandai il suo nome (non lo scriverò qui perché non voglio creargli problemi), il suo Paese di provenienza (Egitto…), da quanti anni fosse in Italia (più di 20) e se fosse sposato (risposta affermativa: sposato e con figli).
Gli portai il bicchiere d’acqua e lui, a quel punto, mi chiese a sua volta se io fossi sposato.
Io gli risposi di no.
E lui, con l’aria stupita e incredula: “e come mai non sei sposato?”.
Mentre lo fece, iniziò a massaggiarsi da sopra la tuta il pacco, fissandomi negli occhi.
Io capii subito dove l’egiziano volesse parare e allora mi inginocchiai prontamente davanti alla poltroncina su cui era seduto a gambe larghe ed iniziai a massaggiare anche io da sopra la tuta il suo arnese.
“Adesso hai capito perché non sono sposato?” gli sussurrai mentre gli massaggiavo il pacco.
E lui, alzandosi in piedi davanti a me: “sì, ho capito perché non hai moglie: perché ti piace il cazzo! E allora succhiamelo, dai!”.
Ovviamente non me lo feci ripetere due volte!
Gli abbassai i pantaloni della tuta e contemporaneamente gli slip bianchi immacolati: il suo cazzo, circonciso, era ancora molle. Nonostante le ore di lavoro, non era per nulla odoroso, anzi, pulito e quasi profumato. Le gambe erano muscolose e pelosissime.
Iniziai a leccargli le palle, poi l’asta e infine la cappella. Il suo pisello a poco a poco si rizzò: un bell’uccello scuro di buone dimensioni, non particolarmente lungo (sarà stato sui 15 cm) ma decisamente “cicciotto”, dritto e con una bella capellona.
Dopo circa un minuto che gli lavoravo la minchia, l’egiziano si sedette nuovamente sulla poltroncina e, prendendomi la testa con le mani, iniziò praticamente a utilizzare la mia bocca come fosse un sextoy per svuotarsi le palle.
Ad un certo punto mi chiese: “ti spiace se mi guardo un porno sul telefono?”.
La sua proposta mi spiazzò, ma, facendo buon viso a cattivo gioco, acconsentii: “ma figurati, fai pure, l’importante per me è riempirmi la bocca col tuo cazzo”.
E lui, sorridendo, chiosò: “brava troia”.
Mentre cercava il video, io mi spogliai completamente e mi riposizionai in ginocchio in mezzo alle sue grosse gambe pelose, riprendendo il mio ruolo di ciucciacazzi e cominciando a segarmi.
Io ero completamente nudo; lui invece indossava ancora la maglietta, i pantaloni (benché calati) e teneva anche le sneakers ai piedi.
Fece partire il pornazzo: con la coda dell’occhio mi resi conto che si trattava di una donna che sbocchinava un uomo di colore con una verga spropositata. Mentre con una mano teneva lo smartphone praticamente davanti ai suoi occhi, con l’altra manona prendeva da dietro la mia testa per guidarla e dare il giusto ritmo alla pompa. Prima lento, poi sempre più veloce.
Ogni tanto diceva qualcosa in arabo; in altri momenti semplicemente mi ordinava di succhiare e di non fermarmi.
Io ero eccitatissimo ed incredulo per la situazione che stavo vivendo.
Dopo circa 3 minuti, il fattorino mi urlò: “sto venendo!”.
All che io lo implorai: “sul petto, ti prego”.
Lui mi esaudì: velocemente si alzò in piedi davanti a me e schizzò copiosamente sui miei pettorali, lavandomeli completamente.
A quel punto rapidamente si ricompose, guardò l’orologio ed esclamò: “si è fatto tardissimo, mia moglie si arrabbierà! Vado ciao!”. E scappò via in un battibaleno.
Io, continuando a segarmi a terra, dopo meno di 20 secondi venni a mia volta, producendo fiumi di sborra che finirono sulla mia pancia.
Mi feci una doccia, finii di mettere a posto la spesa e andai a letto.
Penso proprio che farò molto più spesso la spesa online del supermercato: non solo per l’indubbia comodità, ma soprattutto per la speranza che torni a consegnarmela il fattorino egiziano dalle gambe possenti e pelose!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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